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GIORGIA e LAURA ovvero… TECNICA e CUORE???

Luglio 19th, 2008 | Category: Articoli Luca, Recensioni e Commenti su Artisti

La vecchia disputa se sia più brava Laura Pausini per la sua energia comunicativa o Giorgia per la sua abilità vocale ci riproietta direttamente nell’altra annosa questione, molto spesso dibattuta ad Amici, se sia più importante nell’arte avere tecnica o “cuore”..

;-D Il sorriso sorge spontaneo…

Ovviamente mi sembra riduttivo catalogare queste due artiste così differenti sintetizzandone le caratteristiche in questi due unici aspetti.

Ho già avuto modo di dire in altri contesti che la diatriba in questione non ha proprio ragione d’essere: tecnica e cuore, ovvero l’energia spirituale e la capacità di esprimerla secondo i parametri e le necessità del proprio linguaggio artistico sono assolutamente complementari e nessuna delle due può essere senza l’altra.

La questione si proietta poi in altri aspetti come la presenza di palco, il controllo e la canalizzazione dei propri sentimenti, la capacità stessa di studiare.

Spesso non basta una vita per trovare l’equilibrio tra istinto e razionalità, tra energia passionale e controllo dei propri mezzi.

Come dire: il percorso di un artista (con la A maiuscola) è in simbiosi col percorso interiore della persona che c’è dietro.

L’obiettivo di un artista è la comunicazione. Su questo non si discute.

Ma anche il linguaggio… Molto spesso nell’arte il valore di un’opera non sta nel “cosa” rappresenta ma nel “come” quindi, appunto nel linguaggio..

Ci sono mille modi di rappresentare, che so, l’amore, ma un conto è farlo come John Donne, poeta metafisico inglese a cavallo tra ‘5/600, o come Al Bano e Romina in “Felicità”.. ;-D

La tecnica è un mezzo e nient’altro, certo, ma assolutamente indispensabile per riuscire a comunicare, quindi, in un certo senso, parte del linguaggio..

Non bisogna pensare che per “tecnica” si intenda l’aspetto circense della cosa, ossia, che so, per un cantante andare più acuto possibile, per il pianista fare note velocissime, per il ballerino fare ottomila pirouettes al secondo..

Il concetto di “tecnica” è ovviamente ben più sofisticato e raffinato.

E’ paragonabile in un certo senso alla capacità di saper parlare e di usare le parole per esprimersi.

Certo, velocità e precisione sono importanti ma come elementi virtuosistici che però devono essere anch’essi sfruttati per creare tensioni espressive e non per mero atto esibizionistico.. Ma oltre a ciò ci sono molti altri aspetti in cui il dominio tecnico è fondamentale: dalla bellezza del suono, e quindi dalla capacità razionale di scegliere il colore che si desidera nel modo in cui lo si sente, alla possibilità di governare dinamiche e conduzione delle frasi secondo il proprio progetto interpretativo.

La “tecnica” è fondamentalmente controllo, equilibrio appunto tra energia e linguaggio, tra istinto e consapevolezza, raziocinio e libertà emozionale, una sorta di “Super-Io” per usare un linguaggio freudiano.

Tecnica è percezione e consapevolezza di sé e del proprio corpo.

Ogni espressione artistica hai il suo linguaggio ed i suoi vocaboli.

Nella musica ci sono le note, il ritmo, i colori, l’armonia, le frasi, le strutture.. Tutte cose dalle quali sarà impossibile prescindere se ci si vuole esprimere attraverso la musica.

Certo un’esecuzione tecnicamente impeccabile ma assolutamente priva di coinvolgimento interiore è assolutamente inutile, di gran lunga peggiore di un’altra piena di imprecisioni ma generosa da un punto di vista emozionale.

Qualche sera fa, a notte fonda, ho visto la replica di una performance televisiva di Tiziano Ferro in “Sere nere”: c’erano molte imprecisioni nell’intonazione e il suo suono baritonale, in natura assai bello, era rovinato dalla sua inconsapevolezza tecnica, tra contrazioni della laringe e assetti della cavità che finivano per schiacciarlo ed intubarlo… ma il pathos interiore, l’enorme tensione drammatica che è riuscito a comunicare (che è, oltre allo spessore della sua creatività, uno dei connotati principali di Tiziano) facevano passare in secondo piano, a mio modo di vedere, tutti i difetti tecnici di cui sopra..

Questa è la personalità di cui tanto si parla!!.. una verità interiore comunicata con energia e senza sovrastrutture..

Certo, quando personalità e controllo tecnico vanno di pari passo abbiamo l’artista perfetto!!

;-D).

Ci sarebbero molte altre cose da dire legate all’argomento, soprattutto sull’interpretazione che, a torto, almeno parzialmente, è considerata ingenuamente un fatto soggettivo tout court.

Ma non voglio dilungarmi troppo in un unico articolo..

Di questo aspetto oltre che dell’artista in generale avremo magari modo di dibattere in seguito.

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“Vocal coach”

Giugno 28th, 2008 | Category: Articoli Luca, Didattica

Non mi risulta che il termine “Vocal coach” nasconda chissà quali aspetti specialistici.

Di certo non ha nulla a che fare con il Voicecraft, che è un metodo molto importante basato su fondamenti scientifici riconosciuti.

Il successo in Italia di questo “nuovo” termine sarà forse frutto del mito americano, dell’ammirazione sconfinata per l’altissima professionalità che caratterizza quel mondo musicale o forse semplicemente della nostra inguaribile ed ingenua esterofilia.

Più probabilmente dipende dal fatto che “l’insegnante di canto” di musica popolare è una figura che ha una tradizione didattica molto recente e quindi, con questo termine anglosassone (in fondo, inutile tentare di negarlo, un po’ tutta la musica che si sente in radio e nei dischi, la cosiddetta musica leggera o musica pop, in tutte le sue innumerevoli sfaccettature, deriva in un modo o nell’altro da linguaggi afro-americani), la si voglia contrapporre appunto nettamente a quella più classica e accademica dell’insegnante di canto lirico (di natura prettamente mitteleuropea).

Credo anche che il termine usato negli States stia ad indicare una figura di preparatore vocale generale (nella prospettiva dell’allestimento di uno spettacolo di musical e quindi con tempi più stretti e finalizzati) che si contrappone anche in questo senso a quella più classica dell’”insegnante di canto” tradizionale, che a sua volta viene piuttosto considerato nell’ottica di un percorso didattico continuativo e a lungo termine.

Ma non escludo che, molto più banalmente, “vocal coach” sia semplicemente la traduzione in inglese del nostro “insegnante di canto”.. solo che forse fa più figo dirlo in inglese che in italiano!! ;-D

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Non credo esista una metodologia didattica valida per tutti…

Giugno 15th, 2008 | Category: Articoli Luca, Didattica

L’intervento di Francesco nel precedente articolo mi ha stimolato a scrivere alcune riflessioni sull’importanza del confronto con altri colleghi professionisti e sul rapporto con gli allievi.

Il confronto con altri professionisti è alla base della propria crescita, umana e professionale. E’ fondamentale però trovare i modi giusti nel confrontarsi.

Bisogna, io credo, avere abbastanza fiducia in sé stessi, nelle proprie capacità e nella propria preparazione per consentirsi l’umiltà e la serenità di poter ascoltare un suggerimento o un’opinione di qualche tuo collega diversa dalla tua ed avere le orecchie (e la mente) ben aperte per saper ascoltare e non sentirsi al contrario immediatamente prevaricato o attaccato.

Per ciò che riguarda il rapporto con gli allievi, non credo che esista una metodologia didattica valida per tutti.

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