Archive for Giugno, 2008
“Vocal coach”
Non mi risulta che il termine “Vocal coach” nasconda chissà quali aspetti specialistici.
Di certo non ha nulla a che fare con il Voicecraft, che è un metodo molto importante basato su fondamenti scientifici riconosciuti.
Il successo in Italia di questo “nuovo” termine sarà forse frutto del mito americano, dell’ammirazione sconfinata per l’altissima professionalità che caratterizza quel mondo musicale o forse semplicemente della nostra inguaribile ed ingenua esterofilia.
Più probabilmente dipende dal fatto che “l’insegnante di canto” di musica popolare è una figura che ha una tradizione didattica molto recente e quindi, con questo termine anglosassone (in fondo, inutile tentare di negarlo, un po’ tutta la musica che si sente in radio e nei dischi, la cosiddetta musica leggera o musica pop, in tutte le sue innumerevoli sfaccettature, deriva in un modo o nell’altro da linguaggi afro-americani), la si voglia contrapporre appunto nettamente a quella più classica e accademica dell’insegnante di canto lirico (di natura prettamente mitteleuropea).
Credo anche che il termine usato negli States stia ad indicare una figura di preparatore vocale generale (nella prospettiva dell’allestimento di uno spettacolo di musical e quindi con tempi più stretti e finalizzati) che si contrappone anche in questo senso a quella più classica dell’”insegnante di canto” tradizionale, che a sua volta viene piuttosto considerato nell’ottica di un percorso didattico continuativo e a lungo termine.
Ma non escludo che, molto più banalmente, “vocal coach” sia semplicemente la traduzione in inglese del nostro “insegnante di canto”.. solo che forse fa più figo dirlo in inglese che in italiano!! ;-D
5 commentsNon credo esista una metodologia didattica valida per tutti…
L’intervento di Francesco nel precedente articolo mi ha stimolato a scrivere alcune riflessioni sull’importanza del confronto con altri colleghi professionisti e sul rapporto con gli allievi.
Il confronto con altri professionisti è alla base della propria crescita, umana e professionale. E’ fondamentale però trovare i modi giusti nel confrontarsi.
Bisogna, io credo, avere abbastanza fiducia in sé stessi, nelle proprie capacità e nella propria preparazione per consentirsi l’umiltà e la serenità di poter ascoltare un suggerimento o un’opinione di qualche tuo collega diversa dalla tua ed avere le orecchie (e la mente) ben aperte per saper ascoltare e non sentirsi al contrario immediatamente prevaricato o attaccato.
Per ciò che riguarda il rapporto con gli allievi, non credo che esista una metodologia didattica valida per tutti.
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